Probabilmente pochi di voi hanno sentito il nome di questo maestro di cucina.
Il suo ristorante, il Prater, si trova da sempre a Sant’Ilario d’Enza. Gianfranco lo ha ricevuto dalle mani di suo padre e con la loro cucina hanno segnato la storia della ristorazione nella nostra zona.
Quando si celebra un’occasione particolare, si va da Tinterri.
Il locale è raffinato, pulito, accogliente. Sua moglie sa ricevere con un sorriso facendo sentire di casa anche chi non è cliente abituale. Credo sia il vero cuore di questo posto.
Gianfranco non ha nessuna pretesa di titoli, a lui basta il piacere di far da mangiare e lo fa con grande, umile, maestria. A volte mi chiedo quanto sia consapevole di questo. Non si fa nemmeno chiamare “chef” ma “capo”. Non è geloso dei suoi piatti, te li regala, aprendo le sue ricette alle domande di chi come me ha desiderio di imparare e di stupirsi davanti al tempo, alla pazienza, al lavoro da certosino che comportano certi passaggi delle sue pietanze. Gianfranco è paziente, non commenta le uscite di qualche signora che partecipando ai suoi corsi di cucina, si permette di correggere le sue preparazioni, di suggerire miglioramenti a lui che cucina da 40 anni.
Questo piatto fa parte di un corso che ha tenuto poche settimane fa.
I suoi corsi sono sempre una festa; ti insegna 6 – 7 ricette, prepara i piatti davanti a te e te li serve. No, non te ne offre una mezza forchettata come i “grandi”. Gianfranco ti fa sedere a tavola, come fossi ospite del ristorante e te li serve, accompagnandoli con una scelta di vini sempre di primissima qualità.
Quindi forse ha ragione lui. Gianfranco non è uno chef. E’ un signore della cucina nel senso nobile del termine e ha al suo fianco un piccolo gioiello, di quelli che hai anche avuto occasione di conoscere ma che non hai saputo riconoscere fino in fondo perché non avevi colto l’unicità della sua luce; è il suo aiuto, un mio ex – scolaro che con una pazienza che forse la sua maestra non ha avuto con lui, sa mettersi al mio fianco quando vado ai corsi di cucina e mi spiega, mi insegna, mi fa apprendere quello che a lui esce naturalmente dalle mani. Grazie Manuel.
Non resta che provare. Mangiare da loro è sempre un’esperienza sensoriale e umana.












