La mia vuole essere una cucina feriale, quotidiana. Per questo riservo solo determinati giorni alle preparazioni più lunghe che mi affascinano proprio per il tempo, la pazienza, la meticolosa ricerca degli ingredienti, l’ordine religioso con cui devono essere eseguite certe ricette.
“Il pranzo di Babette” è il film capofila della mia formazione in cucina.
Devo dire però che la sera in cui la mia tribù mi concesse gentilmente di guardarlo, cedendomi il telecomando e digiunando per una volta da sparatorie e vampiri, mi sono trovata circondata da gente dormiente. Già, non potevo chiedere troppo, che io lo potessi guardare e che fossero interessati!
Bene, rimarrà un tesoro esclusivo.
Mi piace però mettere tutti i giorni attenzione a quando presento in tavola, nel rispetto dei tempi che ho a disposizione. Non voglio strafare, né arrivare ad essere stravolta di fatica quando gli impegni si moltiplicano da ogni dove.Faccio quello che poso e come posso, è così rassicurante!
Grazie a Dio, non devo dimostrare niente a nessuno e direi che rari sono i giorni in cui ci alziamo da tavola senza che mio marito o i ragazzi mi ringrazino per quanto ho preparato per loro. Cosa chiedere di più?
Quindi evito di prendere le mie giornate controcorrente, ma seguo fiduciosa il loro flusso.
A volte bastano solo ingredienti freschi e colorati per fare festa a tavola.










