Si fa fatica a crederci ma è tornata primavera. Si fa fatica perché nonostante l’aria fuori sia dolce e alberi e prati siano un tripudio di fioriture, negli animi siamo in pieno inverno. Un inverno freddo che si avvicina e sfiora persone care che non puoi vedere, non puoi toccare, non puoi far sentire loro il calore del tuo abbraccio. Ma è primavera e dobbiamo essere anche noi primavera. Lo dobbiamo per chi tutti i giorni lavora sul fronte di questo virus, medici e infermieri, lo dobbiamo ai nostri bambini che ci scrutano quando diciamo loro che “Andrà tutto bene” per vedere se ci crediamo, se ci stiamo mettendo la nostra parte. Lo dobbiamo ai nostri anziani, alle fasce più delicati, più deboli, perché già provate nello spirito e nel fisico. Dobbiamo provare ad essere anche noi primavera. E se riusciremo ad esserlo anche per una sola persona, per una manciata di minuti in una giornata, varrà la pena il nostro stare reclusi, limitati. Perché questa prova che sta attraversando il mondo, il nostro paese, ci insegna una cosa che già sapevamo: che siamo come un buon piatto. Non basta conoscere la ricetta, avere a disposizione gli ingredienti e gli strumenti migliori. Bisogna saperli armonizzare, farli stare insieme, legati, impastati gli uni agli altri. Insieme, solo così funziona.
E visto che cucina docet, continuo con la rubrica “La zuppa del venerdì” anche se oggi, più che di una zuppa si parla di una crema. Mi sono proposta di fare la spesa una volta la settimana e come potete capire dagli ingredienti siamo arrivati proprio alla frutta mi verrebbe da dire se non si trattasse di verdura.
Bene, sfida aperta. Carote tristi? Ma che, scherziamo?
Procediamo! Oggi vado fiduciosa, sento vicina la presenza di un cuoco speciale alla cui tavola ho avuto il piacere di sedermi. Ciao Vincenzo, continua a suggerirci come dare sapore alle nostre giornate.








