La quarantena procede ed è ora di rifarsi il trucco. Ho insegnato tanti anni. Per una maestra la priorità sono sempre e comunque i bambini, la propria immagine è in secondo piano. Cura e pulizia, null’altro perché una sola è, era (mi scappa ancora il presente!) la cosa richiesta di indossare: un sorriso vero, accogliente, capace di far sentire a casa i ragazzi che varcavano ogni giorno la porta della classe. Motivo per cui, quando una di noi si presentava con un aspetto un po’ più curato, si era portati a dubitare, qualcosa non andava. E sapevamo che trucco e parrucco servivano a sostenere un animo che in quel momento era un po’ in sofferenza, per poter continuare ad indossare il sorriso che il contatto con i bambini richiede. In questi giorni mi sento in una situazione simile. Si cerca la forza, ci si ripete come un mantra che “tutto andrà bene”, ma la giornata è lunga e le notizie non sempre confortanti.
E’ ora di un po’ di trucco e parrucco, per sostenerci a vicenda nel mantenere viva la speranza che si uscirà da tutto questo. Si uscirà insieme. Trucco e parrucco allora anche per i piatti. Sono solo uova, semplici uova, ma vestite a festa. Così non potremo nemmeno lamentarci dicendo “mi sono rimaste solo due uova”.
Le prepariamo e giochiamo a fare finta che…che siamo seduti ad una grande tavolata dove ognuno ha portato il meglio che ha imparato a cucinare in questo periodo di pausa.
Teniamo l’idea come buona in attesa di realizzarla. Quando? Temo dipenda da noi.











