La storia di questa ricetta nasce da un’amicizia. Un amico che sa della mia passione per il cucinare, mi ha fatto conoscere dei prodotti che tratta nel suo lavoro. Non sono delle novità, anzi, sono quei prodotti che si tengono sempre in dispensa, ma per me sono nuovi per la loro particolarità.
Questi prodotti alimentari vengono dalla sapienza dei monaci trappisti che vivono vicino a Roma, a Frattocchie.
Sono monaci benedettini e tutti conosciamo il motto del loro fondatore “Ora et labora”.
Anzi Benedetto aggiungeva che, solo nel momento in cui si vive del lavoro delle proprie mani, si è veramente monaci. O veramente persone aggiungo io. E’ la nostra dignità.
Quindi anche il cucinare dice la dignità e la capacità di una persona di essere capace, dice l’autonomia di saper provvedere a se stessi e a chi ci è affidato, dice l’originalità di esprimere le proprie specificità, di rendere grazie attraverso il cibo, per quanto si riceve dalla Vita.
Cucinare è un servizio ed è una festa. Per me almeno. Altri esprimeranno il loro modo di essere nella Vita in altri modi. Il mio è questo e sono davvero grata a chi mi riconosce in questa dimensione.
E’ quindi entrato nella mia cucina un bel sacchetto di cacao amaro. Mille usi, benissimo. Mi voglio tuffare nel dolce e nel salato.
Apro il sacchetto, anche un po’ di fretta, il forno è già in preriscaldamento.
Il profumo si espande irrefrenabile, entra nelle narici, arriva dentro.
Ma cos’è? Certo che lo conosco il cacao eppure questo è davvero speciale.
Se i monaci vogliono rassicurarci sul fatto che il Paradiso inizia già da questa terra, mi hanno convinto.
Anche il colore è bellissimo, dorato. La consistenza, impalpabile.
Scatto una foto e nella mente si apre un’associazione: mi viene da pensare alla polvere e alle pepite d’oro che venivano trovate nelle miniere del Klondike (zio Paperone docet). Qualcosa di inaspettato e prezioso.
Mi viene voglia di saperne di più. Navigo fino al sito dove posso trovare questo cacao meraviglioso, così saprò sempre dove trovarlo e in quello dei monaci. Leggo saltando qua e là fra e righe, riproponendomi di riprendere la lettura con calma. L’occhio mi cade su una nota interessante, la preghiera alla Madonna dell’equilibrio. Di questo ne dovrò ordinare a chili!!!!
Devo però procedere con la ricetta. Vado di classico poi si vedrà. Una torta da colazione, in versione mono.
Si conservano più giorni e acquistano in morbidezza.













