“Ecchè, si mangia il Babba’ nel deserto?”
Già sento la voce della mia Nunzia che mi guarda con un sorriso sornione per cercare di capire cosa mi sono andata ad inventare.
Non mi sono inventata niente ed è questo il punto. Per alcuni mesi risiederà nella sua Desert House il mio personale Rémy, sì quello del film Ratatouille. Certo non è bello ammettere i propri limiti ma sì, tutte le volte che metto insieme un piatto nuovo, con nuovi ingredienti, sperimentando per quel che può un’attrezzatura casalinga, nuovi metodi di cottura, ebbene sì, non è farina del mio sacco. Ho un topolino sotto la toque che mi suggerisce. E non è un topo qualsiasi, è targato Alma, scuola internazionale di cucina italiana. Il preside? Un tal Gualtiero Marchesi.
Fatto sta che la vita ci ha fatto conoscere, io e il topo, poco meno di 30 anni fa. Io ero in cattedra e lui in un banco, piccino, due occhi scuri che ti facevano chiaramente capire che non avresti così facilmente varcato la soglia. Poi il silenzio degli anni. Non ci incontriamo più nonostante abitiamo nello stesso paese. Rivedo qualche anno fa i suoi genitori. Due chiacchiere di cortesia e scopro che Remy dopo aver fatto diversi lavori, ha sentito una scintilla scoccare: la cucina, quella seria, fatta bene e parte per una nuova bellissima avventura. Dal 2015 è ufficialmente chef,
Fb ci ha rimesso in contatto e io mi bevo ogni parola, suggerimento, consiglio che esce dalla sua bocca.
Certo non è facile. Presente una Ferrari e una Duna che viaggiano fianco a fianco? Ecco, noi procediamo così. Ma lui mi aspetta, è un turbine pacifico e tollerante verso chi non può più dare una svolta specifica alla propria vita, ma che della passione per la cucina ci vive.
Quando ho saputo che si sarebbe trasferito nel deserto, mi si è aperta una voragine nello stomaco. Invece non è cambiato nulla anzi, ancor più cerchiamo di suonare a quattro mani. Lui ha le idee, viene catturato dagli ingredienti duranti i suoi brevi periodi di riposo e mi comunica. Quando si accende la nuvoletta di Messanger so che devo volare: “Mi è venuta un’idea….”e poi via che rapido e telegrafico mi sciorina il tipo di pietanza, gli ingredienti, i metodi di cottura. Via, si va. Lui crea e io eseguo. Per il momento non mi ha ancora licenziata ma non vedo l’ora di vedere come eseguirà lui questi piatti quando ne avrà l’occasione. Credo che un filino di differenza, fra le mie realizzazioni e le sue, un filino, ma appena appena, ci sarà. In attesa delle sue meraviglie, ecco i miei piatti. Questa volta il messaggio diceva: dolce, the verde, menta e zenzero. Sì chef!















