Fatto. Anche quest’anno mi sono lasciata abbindolare dalle sirene dei panettoni in super offerta del periodo post natalizio. Non ce la posso fare. A casa il panettone piace solo a me, di pandori in offerta manco l’ombra. Mi sono convinta che non sia possibile che spariscano tutti all’istante. Ci deve essere sotto una manovra sinistra, una volontà iniqua di negare un dolce molto amato e che tutti si è sperato di portarsi a casa a uno o due euro. Invece, niente.
Rimangono i panettoni, solo i panettoni.
E io ci sono cascata anche quest’anno. Ancora. Ne ho comprato uno, uno solo, ma non potevo mangiarlo da sola. Ignorare il mio profilo quando che si riflette nelle vetrine mentre raggiungo la scuola, non mi esime dal contenermi. Dunque dovevo trovare il modo di arrivare ad una condivisione in famiglia di un qualcosa che partiva notevolmente svantaggiato.
Ho deciso di adottare la tecnica della pazienza.
Ho considerato di partire un giorno prima.
Ho tolto, si l’ho fatto, ho tolto tutti i canditi e le uvette in modo che non ce ne fosse traccia.
Sono questi esseri che più di ogni altra cosa tendono a rendere inquieti i miei familiari. Per tutto il resto della popolazione italiana, credo si possano lasciare.
Ho giocato una carta imbattibile: la ricetta di un grande chef, Claudio Sadler, tratta dal suo libro “Menu per quattro stagioni”.
Ho puntato molto sulla presentazione – senso di colpa: ma come, vi preparo un piatto da ristorante stellato, e voi non lo assaggiate nemmeno?
Credo che il primo assaggio sia proprio partito da un atto di amore nei miei confronti ma poi…
Missione eliminazione panettone 2015 compiuta! E con grandi apprezzamenti
Ce la farò a non comprarne uno, uno solo, il prossimo Natale?









