Il maltempo che ha colpito diverse regioni del Sud nelle settimane scorse e che ancora non si è scordato di quelle zone, ha purtroppo messo in ginocchio Rummo, una famiglia di maestri pastai in Benevento, che produce dal 1846. Maestri pastai e poeti della pasta.
In tempi in cui il progresso gridava “in fretta, più in fretta”, ebbero il coraggio di interrogarsi se quello fosse il vero bene per i loro prodotti e scelsero di usare sì le macchine, ma lentamente, continuando a dare ai loro ingredienti il tempo di incontrarsi, di conoscersi e di “impastarsi”..
Eh già, in tempi in cui la filosofia della lentezza non era ancora stata inventata, loro la concretizzavano nella loro vita quotidiana e lavorativa.
La qualità della loro pasta è innegabile, il processo di lenta lavorazione le regala un’eccezionale tenuta in cottura. Ora, questo pastificio ha perso tutto, ma con grande dignità è già all’opera e non chiede una facile carità ma che si continui a consumare la propria pasta e che chi non avesse ancora avuto il piacere di conoscerla, cogliesse l’occasione per farlo per sostenerne in questo modo la ripresa.
Conoscevo questa pasta ma in questi giorni l’ho acquistata con maggior convinzione e l’ho fatta conoscere a mia figlia, sposa novella, che se ne è andata a casa dal supermercato con il suo bel pacchetto di pasta. Uno solo, ma lo ha fatto. Io invece ho scelto uno dei bellissimi formati speciali e l’ho vestito di bianco. Il bianco del casera fuso e il bianco, appena velato di verde, della verza.
Il nostro Crudo ha dato una scintilla di colore ed il sapore che ne è risultato è stato subito promosso a pieni voti.
Mi sono però chiesta se tutto quel biancore non fosse eccessivo.
E siccome sono una personcina molto modaiola (chi mi conosce è pregato di contare almeno fino a 3 prima di mettersi a ridere sguaiatamente), sono andata a consultare proprio un blog di moda che così stabiliva: “Con il tono su tono non si sbaglia mai”.
Ecco fatto, adesso siamo tranquilli. Possiamo andare a tavola!










